Pensata per una donna sicura di sé che affronta la vita con determinazione e allegria cercando sempre il meglio per essere bella e seducente: ecco Sportmax oggi.
Costruite, preziose e precise, infatti, tutte le proposte SPORTMAX sono destinate ad una donna più fashion conscious che trend victim. Ogni capo è studiato in ogni suo minimo particolare (dalla scelta del tessuto, alla modellistica, alla costruzione, al finish de luxe) in nome di un new tailoring al femminile, poetico e attuale per esaltare e valorizzare la donna che lo indossa, con un’attenzione ai contenuti di innovazione, vestibilità e fit, veri e propri punti di forza dei tanti consolidati capisaldi del guardaroba.
Fior all’occhiello di ogni collezione gli abiti (dalla sapiente architettura sartoriale, capace di adattarsi ed esaltare la bellezza e la femminilità di qualsiasi corpo), i capi spalla (rinnovati ogni stagione nelle forme e nei materiali), i pantaloni (un best seller in ogni angolo del globo), fino alla maglieria declinata in tutte le sue infinite possibilità, i complementi e gli accessori moda. In una ricchezza di proposte, dove design, mix materici e ispirazioni eclettiche giocano anche nello stesso capo. Un’eleganza dalla ricercatezza understated e non scontata, che si distingue per la grande attenzione ai dettagli. Come il raffinato ed essenziale simbolo che contraddistingue ogni capo SPORTMAX: un piccolo e luccicante cristallo Swarovski, cucito a mano sui capi sempre in posizione differente. Un prezioso dettaglio, un gioiello discreto, un tocco di luce ed una concessione alla vanità di ogni donna.
RETAIL
Presente oggi in più di 70 mercati, articolato in diverse consegne per assicurare un costante riassortimento ai tanti negozi in ogni continente, suddiviso in due grandi sezioni COLLEZIONE e DEFILE’, il marchio SPORTMAX inaugura questo primo decennio degli anni 2000 con un progetto di retail ad insegna propria: ovvero un innovativo programma distributivo estremamente selettivo, che si articolerà con l’apertura di negozi di alto livello, dall’identità fortemente caratterizzata, progettati dai migliori architetti nelle piazze più importanti del mondo: da Parigi a New York, da Hong Kong a Shanghai, e dalla stagione P/E 2011, in via della Spiga 20 a Milano.
IL MONDO SPORTMAX
A completamento di SPORTMAX nell’ambito di una precisa strategia industriale tesa a vestire più tipologie femminili, in diverse occasioni, é stata sviluppata una linea correlata: SPORTMAX CODE, dedicata all’informale contemporaneo, con un ottimo rapporto prezzo-qualità e con una particolare attenzione al denim (il ‘perfect fit’ è già un jeans cult): focalizzata su costumi da bagno, complementi e moda mare. La collezione SPORTMAX è completata da accessori come borse, scarpe, e bijoux creati ad hoc dal team stilistico. Non mancano poi progetti speciali, come ‘Carte Blanche’, una piccola capsule collection, realizzata ogni anno in collaborazione con un giovane protagonista tra i più interessanti della scena artistica internazionale. Nelle prime due edizioni hanno collaborato: Christophe Brunnquell e Kim Gordon.
CAMPAGNE
Uno stile, quello di SPORTMAX, per una donna attuale, decisa e auto ironica, iconizzata dalle patinate campagne pubblicitarie realizzate negli anni dai più rinomati fotografi di moda di fama mondiale. Come Sarah Moon nel 1970 che firmò per 5 anni i poetici e atemporali primi cartelli vetrina, e successivamente da Hans Feurer, una delle leggende viventi della fotografia di moda. O ancora l’italiano Gianbarberis, Albert Watson e Peter Lindbergh che a metà degli anni Ottanta immortalò top model e new faces (ad esempio una giovanissima e allora sconosciuta Jasmine Le Bon, e un’acerba Carla Bruni ora première dame di Francia). Poi Marc Hom, Dusan Reljin, Inez van Lamsweerde, Vinoodh Matadin e Mert&Marcus in epoche più recenti. Fino alle contemporanee miss Modernist per l’A/I 2010/2011 o alle grintose mademoiselles Butterfly di questa primavera-estate, nelle immagini firmate dal celebre fotografo americano David Sims, che ha realizzato gli scatti delle ultime quattro stagioni.
Sperimentale, seducente, speciale: SPORTMAX è da oltre 40 anni una delle punte di diamante dell’azienda Max Mara, il grande gruppo industriale con base a Reggio Emilia, che con i suoi 2.258 negozi, la presenza delle sue collezioni in oltre 10.000 multibrand e operando in 105 paesi del mondo, è una delle più importanti realtà del prêt-à-porter italiano e internazionale. Una società da sempre all’avanguardia sui mutamenti di stile in sintonia con le evoluzioni dei consumi (e dei costumi), all’interno del quale SPORTMAX si è distinta nel corso degli anni come la collezione più dinamica, grazie a proposte fashion e di ricerca, nel rispetto di valori quali concretezza e know-how industriale che caratterizzano la filosofia fondante del GRUPPO MAX MARA.
MAX MARA è stata fondata nel 1951 dall’imprenditore Achille Maramotti in continuità con un’inclinazione di famiglia. La bisnonna Marina Rinaldi già a fine Ottocento aveva un importante atelier di modista nel centro cittadino, mentre la madre, Giulia Fontanesi Maramotti fondò una delle scuole di taglio e cucito più famose dell’epoca con l’intento di dare formazione e un lavoro a ragazze e giovani donne nell’Italia del periodo post bellico. Subito dopo la laurea in Giurisprudenza, Achille Maramotti - guidato da intuito imprenditoriale, unito a grande passione per il moderno e la creatività - diede vita a questa che si delineò come una delle prime aziende di confezione in Italia, specializzata inizialmente nella realizzazione di cappotti e tailleur haute de gamme. Modelli bon ton di linea raffinata e di alta qualità ispirati all’haute couture francese, ma reinventati con gusto italiano e realizzati in serie grazie a innovative tecniche di produzione manifatturiera.
Con il passare del tempo - forte dei risultati conseguiti - la produzione industriale MAX MARA, pur rimanendo concentrata sui capispalla sartoriali di qualità, si andò via via diversificando per vestire quante più tipologie, morfologie ed età di donne differenti. In seguito a questa strategia già nel 1965 venne lanciata MAX MARA POP: linea dedicata a un target più giovane. Le giacche e i paletot di POP erano più corti, svelti e minuti rispetto a quelli della linea MAX MARA classica (correvano gli anni della Swinging London e di Carnaby Street) e spesso osavano colori forti, con inserti o accostamenti di colori contrastanti, ispirati alla moda futuristica del momento. Dice il comunicato stampa dell’epoca: “la vita moderna ha spinto le ragazze fuori di casa, creando in loro nuove esigenze che devono essere soddisfatte, e che il cinema, le riviste, la televisione fanno nascere nei giovani il desiderio di indossare i modelli dei loro idoli (cover girls, attori, cantanti). Le ragazze amano variare il loro abbigliamento e cercano cose nuove, di buona linea, di effetto particolare”. Si stava passando dalla confezione al prêt-à-porter. In più, anticipando tutti i tempi, Maramotti decise con incredibile lungimiranza di affidare la direzione creativa di questo nuovo marchio non a un disegnatore o a un figurinista (gli stilisti dell’epoca), ma a Lison Bonfils, famosa ex mannequin e redattrice di moda di punta dell’edizione francese di Elle.
Nel 1969 SPORTMAX nasce, come naturale r-evoluzione di questa linea. Creato interamente dallo staff creativo interno, rispetto a POP, però, il neonato brand – pur rivolgendosi per attitudine a una consumatrice dalla mentalità più giovane, si caratterizzò per un diverso e più moderno tipo di offerta: era il primo esempio di guardaroba coordinato in total look, derivato dal modello dello sportswear (parola impiegata ai tempi per definire quello stile casual costituito da capi separati e mixati fra loro) che si andava affermando dagli Stati Uniti e cui il nuovo marchio si riferiva anche nel nome. Si trattava di un guardaroba completo di spirito tailor-made maschile, composto da cappotti a vestaglia, pantaloni alla zuava di tweed, piccoli pull, kilt scozzesi, camicette e gilet tricot a trecce portati con mocassini e calzettoni che potevano essere acquistati singolarmente e assemblati dalla cliente in libertà. Come ricorda il primo comunicato stampa: ”È nata SPORTMAX. Modelli giovani adatti a tutte per tutte le occasioni. Un guardaroba coordinato, dove ogni singolo capo è stato creato per essere accostato agli altri. Un modo nuovo di vestire che entusiasmerà anche voi”. Era una maniera inedita di intendere e progettare l’abbigliamento che richiese anche una profonda riorganizzazione industriale (estendendo la produzione a nuove categorie merceologiche come la maglieria) che destò subito grande attenzione da parte di stampa e compratori. Secondo quel approccio estremamente innovativo che caratterizza con decisione SPORTMAX ancora oggi. Da questo momento in poi, infatti, SPORTMAX evolverà di stagione in stagione, di collezione in collezione, sperimentando materiali e soluzioni tecniche all’avanguardia (tra i tanti i tessuti spinnaker, i ganci a pressione, l’inserimento di materie plastiche), anticipando - al contempo - tutti i trend più nuovi. Come la moda over o l’etno-mood, proposto per la prima volta in una famosa collezione datata autunno-inverno 1971-1972, che fece molto parlare (guadagnandosi un lungo articolo monografico su Vogue Italia di novembre di quel anno, corredato da fotografie di Oliviero Toscani e la modella Donna Jordan). Nata “filtrando componenti folk e pop attraverso il design e tenendo presente nuovi sistemi di confezione lontani da quelli tradizionali” (così scriveva Vogue) si ispirava ai modelli bidimensionali dei costumi etnici per coat e robe manteau avvolgenti, sviluppati in un’unica taglia. Per la prima volta poi - contrariamente alle abitudini d’eredità sartoriale in voga fino a questo momento - le giacche e i cappotti proposti erano completamente sfoderati. Una scelta stilistica che richiese appositi sistemi di confezione, ottenuti mettendo a punto avanzate ed esclusive tecnologie tessili che rielaboravano le famose macchine da cucire Rimoldi. Subito fotografata sulle più importanti copertine delle riviste, questa collezione, progettata con la collaborazione della designer Nanni Strada, è un esempio della ricerca perseguita da SPORTMAX già in quegli anni. Oltre a illustrare bene quella modalità di relazione tra consulenti esterni e staff stilistico della casa, che diventerà una delle cifre caratteristiche del GRUPPO MAX MARA - per cui il successo di una collezione è frutto di un lavoro di equipe più che di un singolo e per questo le collaborazioni non sono mai espressamente dichiarate, pur annoverando nel tempo talenti e nomi noti (per quanto concerne SPORTMAX) come Odile Lançon, Guy Paulin o Jean-Charles de Castelbajac.
E’ il 18 marzo 1976 quando SPORTMAX sale in passerella per la prima volta all’Hotel Principe di Savoia di Milano (Max Mara comincerà a sfilare, invece, nel 1983), diventando subito un atteso appuntamento delle sfilate milanesi. Caratterizzata da una forte innovazione tecnica, freschezza e sperimentazione stilistica SPORTMAX è da questo momento una presenza fissa del calendario di Milano Collezioni, confermandosi uno dei nomi più importanti del Made in Italy che incominciava ad affermarsi in quegli anni.
Se, infatti, la linea MAX MARA inizia a connotarsi come collezione dall’eleganza moderna, fatta di materiali pregiati, linee pulite e preziose, SPORTMAX durante gli anni Settanta e poi per tutto il decennio Eighties sviluppa il proprio ruolo di linea di tendenza del Gruppo, aperta ai più vari stimoli e mutamenti della moda, interpretati dall’ufficio stile in-house, con l’appoggio di consulenti free lance. Volendo essere una “linea giovane fatta da giovani” però da metà degli anni ‘80 la ricerca dei collaboratori evolve e si inizia ad orientare su “young talents”, reclutati grazie a un attento scouting nelle più prestigiose scuole di moda al mondo, come il Royal College of Arts di Londra.
Gli anni Novanta vedono un forte consolidamento del gruppo, sia dal punto di vista dello stile che commerciale e si assiste a un’inarrestabile espansione internazionale verso tutti i nuovi mercati. Contemporaneamente SPORTMAX interpreta con attenzione e prontezza tutti i grandi trend del decennio: dalle sovrapposizioni layering design, al minimal, al glam, al grunge, al neo romantico, grazie a proposte che vanno a definire con precisione le costanti e i codici dello stile del brand.
Nel terzo millennio SPORTMAX ha raggiunto una nuova maturità, per cui propone una moda che anticipa e sintetizza i temi forti del momento, grazie a una ricerca continua di cut, colori, lavorazioni, materiali e soluzioni industriali programmate nel rispetto di questo suo heritage così speciale. Contraddistinguendosi come una collezione di respiro internazionale e dalla forte identità. Proprio come la donna che oggi sceglie di vestire SPORTMAX per la sua freschezza, timeless glamour e femminilità non stereotipata. Tutti concetti che si rispecchiano nel design dei capi: abiti e accessori definiti da un’innovazione stilistica continua, unita a una forte riconoscibilità.